Salta al contenuto principale
loading

Sfida a golf tra Spagna e Italia

di Paolo Pilla

Si è svolto ad Alicante l’annuale incontro di Golf dei giornalisti italiani, antagonisti i colleghi spagnoli: il match “Periodistas España-Italia”, tradizionale sfida all’ombra dell’amicizia, il più cordiale e allegro tra gli incontri internazionali che nell’anno vedono i giornalisti italiani impegnati in competizioni golfistiche con alcuni Paesi europei. Questo è stato particolarmente piacevole per l’eccellente rapporto con i cugini spagnoli, il cui stare insieme è sempre gradevole. Sicuramente è apprezzabile l’ampio Campo di folta bermuda, e l’eccellenza del grande resort “Bonalba” in località Mutxamel di Alicante che ci ha ospitato, proponendoci la vista di splendide bouganville che scivolano giù dai muri in pietra, a renderli maggiormente belli. Molti sono gli stranieri che vengono a giocare in questo Campo, sulla Cordillera Bética. Per potervici giocare, il golfista deve prenotare il tee time con congruo anticipo, ma ne vale la pena.

Come sempre cordiali e attenti nei nostri confronti, gli spagnoli ci hanno prenotato cinque giornate di bel tempo, strutturate con bel vento allegro, incentrate su due gare in formula Ryder Cup. Sono stati gentili gli iberici, e buon per loro, la sorte li ha decretati vittoriosi per 9 a 6, dei 15 punti disponibili.

Nel primo giorno c’è stato il “torneo parejas match play”, la gara a coppie con 5 punti utilizzabili, e gli score così combinati: nel team di quattro giocatori, il più basso di hcp giocava scratch, agli altri veniva dato un numero di colpi in più, corrispondenti alla differenza di ognuno con il primo. Nella prima giornata non abbiamo sfigurato: anche se di poco abbiamo vinto, Italia in testa per 3 a 2. Nella seconda giornata ci aspettava il “torneo individual match play”: dieci italiani contro dieci spagnoli, e qui, nei robusti testa a testa, è emersa la loro superiorità. Io sono partito bene, vincendo le prime tre buche, ma ho dovuto poi via via soccombere. Ero in competizione con la simpaticissima regista della TV nazionale spagnola, Matilda Fernandez, che ha stentato un po’, ma ha poi tirato fuori una grinta sempre più battagliera, tanto che alla 16^ buca il match si è concluso, risolto a suo vantaggio. Seppur tutta compresa nel gioco in cui dimostrava ampia destrezza, questa signora era così garbata e gentile (bello da guardare il suo movimento), che non mi è tanto dispiaciuto di perdere contro di lei. Solo tre dei dieci azzurri hanno avuto ragione sugli avversari: Dal Fior nel confronto con Diaz Colado, Negri che ha battuto Serrano, Zoldan che ha sopraffatto Lopez.

L’amarezza per la cocente sconfitta, che ha fatto il paro con quella della nazionale azzurra di calcio, ha trovato consolazione nell’elegante sala da pranzo del resort con “Dulce de tomate al queso de cabra y pesto de albahca - Escalope de foie mi-cuit de pato al vino dulce y dados de peras al vino - pan de campo tostado – Gambas al ajillo con vino blanco y toque picante”.

Mi fermo, tanto per dare un’idea, questa era soltanto l’apertura, ma molto altro è seguito, pezzo forte il “Codillo de cerdo braseado”. Ed era tutto buono, ammannito su tavoli elegantemente preparati, e nel sapore della coinvolgente vitalità degli spagnoli. Grande festa, allegria, si è riso e si è cantato, in uno scambio di cordialità.

Particolarmente piacevole, commovente, il momento dei doni tra le opposte squadre: Capitan Pacciani ha donato al suo omologo spagnolo una coppa in dimensione ridotta della celebre “Claret Jug”, il cui originale è esposto dal 1928 nella club house del Royal and Ancient Golf Club di St. Andrews. La Claret Jug , è il trofeo che dal 1872 viene consegnato al vincitore del “British Open”, uno dei campionati più importanti di Golf.

Bagnata da un Mediterraneo cristallino, trenta chilometri di abbagliante “Explanada de España”, il lungomare affiancato da un frequentato viale alberato, Alicante è il capoluogo della omonima provincia situata nella parte est della Spagna, a far parte della Comunità Autonoma Valenciana. Si coglie, vi si respira, la presenza del Flamenco da tutti gli iberici amato, che proprio di questi giorni nel 2010, era stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale dell’umanità, come arte universale. È una danza molto particolare il flamenco: sono presenti tutti i sentimenti dell’essere umano: l’amore, la solitudine, il dolore, l’allegria e la morte.

Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani hanno esercitato qui la loro influenza, lo si coglie passeggiando nel centro storico, dov’è possibile ammirare la Chiesa gotica di Santa Maria del XII secolo, costruita su un’antica moschea moresca; il Municipio (Ayuntamiento) di architettura barocca con le torri gemelle svettanti; la Concattedrale di San Nicola di Bari nello stile per metà barocco e per metà rinascimentale, con la sua splendida cupola blu. Straordinari alberi secolari dominano il centro: giganteschi ficus macrophylla magnolioides. Mi hanno impressionato, li ho fotografati, sono gli alberi più grandi d’Europa; attorno a essi, comodi e graziosi, sono sorti invitanti caffè e panchine.

Fascinosi sono il lungomare nel quartiere di Alicante Marina, e la spiaggia di sabbia bianca alla Playa de San Juan lambita da un mare cristallino. D’interesse la vicina isola di Tabarca, la più grande della comunità Valenciana, l’unica abitata. Tra i monumenti più famosi, il “Castillo de Santa Bárbara”, edificato dagli arabi come fortezza, circondato da una muraglia domina la costa dal monte Benacantil; e ancora Il Castello di San Fernando, sulla collina di Tossal, con il suo parco tematico. Chi ama l’archeologia, può apprezzare Il Museo Archeologico Provinciale (MARQ), attrezzato in un sistema espositivo del tutto originale.

Un po’ di storia: È ai cartaginesi che va ascritta la fortificazione del colle; i Romani costruirono la Via Augusta, a quel tempo la strada più estesa di Spagna (1.500 Km), e vi fondarono un municipio (Lucentum); i Musulmani insediatisi con il califfato nell’VIII secolo d.C. eressero il castello. In seguito al loro allontanamento nel 1492 a opera di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, il territorio fu definitivamente popolato dai catalani. La popolazione parla il valenciano, una varietà del catalano. Il buon vino “tinto” che abbiamo gustato, corposo, ricco di antociani, è frutto del vitigno Alicante, conosciuto come “Garnacha tinta”, che produce un’uva a bacca rossa molto zuccherina. È tra i vini più popolari in Spagna, ed è lo stesso che viene coltivato in alcune regioni italiane e francesi, per ottenere vini rossi di pregio.

Gode di un dolce clima mediterraneo, che ci ha consentito un gradevole soggiorno e bel Golf. Della mia sosta ad Alicante, nel piacevole ricordo di aver fatto amicizia con gli scoiattoli che venivano a prendersi il cibo dalle mani, mi è rimasta la convinzione che gli spagnoli non sono i nostri cugini in Europa, bensì i nostri fratelli, tanto mi son trovato a mio agio con loro.

Per quanto riguarda la competizione, non cerchiamo scuse, aggiudicato agli iberici il trionfo, perché sono più bravi.

- España es más fuerte

Vuoi ricevere la rivista Taste Vin?

Scrivici