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Luisa: viticoltori in corona

di Claudio Fabbro

Andar per aziende vitivinicole in piena vendemmia , di questi tempi e dopo mesi di pandemia, nella maggior parte dei casi può significare un’intrusione, inceppare i lavori vendemmiali e di cantina e comunque arrecare fastidio , ricadendo nelle ormai scontate conversazioni in cui prevale un giustificato pessimismo .

Una visita alla famiglia Luisa ha fatto , per contro, bene a loro ed anche a chi scrive e li frequenta da oltre 40 anni.

I nonni Eddi e Nella ci confermano che i primi mesi ,da marzo in poi , grazie a consegne e ad un wine shop attivo e frequentato da anni, la Tenuta ha retto bene l’emergenza compensando la chiusura temporanea del canale “Horeca”. Qualche bottiglia in meno e bag in box in più, vini comunque di pari qualità.

I suoi figli, Michele e Davide, confermano che una vendemmia così bella come quella di settembre 2020 , anche se con qualche quintale in meno , sarà da mettere in cornice. Sole e brezza d’alto Adriatico, forte escursione termica , sono funzionali alla salute delle uve ed a marcati profumi , sapori, alcole naturale e buona struttura. Le loro dolci metà , Federica e Silvia , ci accolgono con il sorriso, fiere della ripresa dell’attività di Villa Luisa Strassoldo, storica dimora del XVII secolo, architettura veneta, recentemente acquistata da loro in Aiello del Friuli e riportata all’ antico splendore (ricevimenti, convegni, matrimoni etc.)

Due nipoti ( studi agrari in corso) già vendemmiano e gli altri due attendono con il sorriso il loro turno, che presto arriverà. Con queste premesse , alla faccia del lockdown, vediamo di conoscere più da vicino questa bella realtà vitivinicola friulana. In quel di Corona, frazione rurale di Mariano del Friuli (GO) ed oasi storica del Cabernet franc ( unitamente al Merlot, rossi bordolesi qui ben acclimatati dalla seconda metà dell’ 800 ) , una Famiglia patriarcale con in testa nonno EDDI , sta rilanciando alla grande , con serietà e creatività degne di essere portate ad esempio. Ma andiamo con ordine. La zona di origine che prende il nome “Isonzo del Friuli “ (o FRIULI ISONZO, facoltativo..)si trova nel cuore della provincia di Gorizia -solcata dal fiume omonimo - e costituisce la naturale continuità del Collio; le fanno da cornice l’Altopiano carsico ed il torrente Judrio , che la separa dalla provincia di Udine ; a sud c’è il golfo (Trieste-Monfalcone- Grado ) che, con la sua brezza, influisce positivamente sul microclima.

Il territorio dà un prodotto ottimo che è sempre stato giustamente apprezzato e facilmente commerciato fin dai tempi remoti. Già molti secoli prima di cristo gli Eneti, popolo dedito all’agricoltura, importarono la vite dalla Grecia e così l’agricoltura locale si arricchì anche di questa pianta. Ma è l’Isonzo il maggior artefice della conformazione geologica di questa terra : con le sue alluvioni , i suoi spostamenti di letto , ha infatti dato origine a terreni di riporto di composizione quanto mai varia che , ricchi di quegli apporti nutritivi dovuti a secoli di dilavamento delle terre del Collio e del Carso , offrono un substrato ideale per una eccellente coltivazione della vite .

La famiglia Luisa

Eddi ( nasce nel 1941, 79 anni ben portati davvero !) ne va giustamente fiero pur ricordando che fu nonno Francesco ( 1877) ed ancor più papà Delciso ( 1907) a dare una mossa significativa per la crescita e diversificazione colturale ( allora vite e vino venivano dopo la stalla, mais, frumento e trifoglio ). Eddi gli si affiancò nel 1953, a 12 anni di età! I LUISA ricordano che proprio nel 1927 nonno Francesco piantò Cabernet e Merlot ; da allora, la progressione è stata inarrestabile.

Eddi ( 1941) e Nella ( che nasce in Spessa di Cividale , viticoltori Zorzettig..) hanno fuso , in Corona , alla fine degli anni ’60, due storie , due esperienze di generazioni contadine le cui origini si perdono in tempi lontani. Famiglia molto unita da sempre, nell’ultimo decennio ha impresso un’accelerazione a ritmi esponenziali grazie ai figli Michele ( 1965, cantina ) e Davide (1971, perito agrario , campagna e p.r.) attuali protagonisti della realtà aziendale con capacità e tanta pratica ed entusiasmo.

La giovane moglie di Michele, Federica , dopo la Laurea , è entrata a tempo pieno nell’amministrazione , accoglienza e comunicazione aziendali, apportando grazia e professionalità insieme.

Il loro primogenito Francesco (2001) è stato il primo segno concreto di continuità nel terzo millennio, seguito a ruota da Giovanni (2004) ; nelle pieghe degli studi essi saltano ben volentieri sul trattore insieme al nonno , al papà ed allo zio e quando arriverà il momento della patente per loro non esisteranno segreti ! Non è stato da meno Davide , cui la sua Silvia ( nasce Di Tommaso ) ha regalato due meraviglie quali Riccardo ( 2015 ) e Adelaide (2018) .

Il terroir di Corona

Corona è tradizionalmente conosciuta per i vini rossi di cui sopra, con personalità e tipicità inconfondibile. Solo in questi ultimi anni nuove tecnologie , l’aggiornamento e la professionalità dei viticoltori, hanno consentito di ottenere vini bianchi profumati , fini e strutturati alquanto , frutto della simbiosi fra la vocazione naturale ( terroir) ed il saper dell’uomo.

Qui i vitigni francesi si sono perfettamente acclimatati nei secoli , armonizzandosi con l’ autoctono ( il Tocai friulano in primis, cui s’affianca in pari dignità il Refosco dal peduncolo rosso).

Il territorio ha tratto , da questo concorso di eventi e situazioni, il meglio per la vite ed il vino: costituenti prevalentemente calcarei, più o meno decalcificati , ricchi di ferro ed alluminio, ricchi di scheletro, ben aerati; terreni con colorazione tipicamente rossastra per un processo di solubilizzazione del calcare, degno di studio ed approfondimento: I FERRETTI .

La riconversione varietale si è sviluppata dolcemente , introducendo, anno dopo anno , sistemi di allevamento e cloni selezionati che caratterizzano l’attuale “ vigna – giardino “ di oltre 110 ettari specializzati . La nuova cantina ne è logica conseguenza ; la modernissima linea d’imbottigliamento chiude un ciclo produttivo assolutamente personale gestito dalla Famiglia Luisa in ogni sua fase , coraggiosamente assumendone ogni responsabilità.

Luisa, selezione “I Ferretti”

Quando Francesco – nel lontano 1927 – piantò Merlot e Cabernet, certamente gli era oscuro il significato di parole difficili, quali resveratrolo, polifenoli, rotundone e dintorni.

Lo facevano tutti e, prima di loro , i padri dei padri, perché era giusto così, né altra giustificazione poteva essere fornita ai giovani contadini che, come sempre è stato ed è, amano curiosare fra le carte dei propri vecchi per carpire qualche segreto. Certo è che su quelle “terre rosse “ (i “Ferretti”), poste nel cuore di un triangolo dell’ Alta pianura isontina, compreso fra Farra d’Isonzo, Medea e Cormòns, il Merlot ed il Cabernet ( allora il “Franc “ la faceva da padrone, il Cabernet sauvignon ed il Refosco seguiranno nel tempo) avevano davvero una marcia in più. Un motivo ci sarà: è il terroir! La svolta “storica” arrivò con la memorabile vendemmia 199, settant’anni dopo che nonno Francesco aveva piantato i primi filari di viti a bacca rossa.

Al posto delle vecchie botti di rovere di Slavonia per I FERRETTI i Luisa hanno preferito carati ( o tonneau) da cinque ettolitri di rovere francese, in cui affinare Chardonnay, Merlot,Cabernet e Refosco selezionati in vigna con rese bassissime, lasciandoli riposare a lungo nella nuova cantina di Corona, a molti metri sotto terra.

Un piccolo ritorno al passato, se vogliamo, senza ricercare quelle esasperazioni aromatiche indotte da botticelle nuove, che talvolta feriscono le potenzialità organolettiche del vino. La personalità di un prodotto in cui finezza e caratteri di tipicità si integrano perfettamente è, indubbiamente, un bel biglietto da visita; ma è soprattutto il calore umano che s’avverte nella Famiglia Luisa un motivo validissimo per ritornare in Corona non da cliente, ma da ospite ed amico. O godersi raffinate atmosfere nel loro resort.

Una ricetta semplice, quella dei LUISA, nata spontaneamente e destinata negli anni futuri a consolidare – grazie ad un invidiabile ricambio generazionale- una realtà che non ha ancora espresso compiutamente tutta la propria potenzialità.

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