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Una vendemmia che vince sulla qualità

di V.V.

La vendemmia 2021 perde la sfida contro i cambiamenti climatici. Ma vince quella sulla qualità. La campagna di quest’anno - secondo le previsioni di Unione italiana vini (Uiv), Assoenologi, e Ismea su un campione del 25% già in cantina - paga infatti alla crisi climatica un calo del 9% sulla produzione, e si attesta a 44,5 milioni di ettolitri (erano stati 49 milioni nel 2020); resta inalterata la qualità, definita a “tratti ottima”, che diventa un tratto distintivo delle uve di questa vendemmia (posticipata in gran parte dopo la seconda decade di settembre).

Il vigneto Italia resiste e si presenta in buone condizioni non solo all’appuntamento con la vendemmia, ma anche sul fronte cruciale della ripartenza, con segnali incoraggianti sia dalla domanda estera (2,7 miliardi di euro e +11% il risultato dell’export nei primi 5 mesi dell’anno) che sul mercato interno, trainato dalla riapertura dell’Horeca e dalla ripresa del turismo. Dopo una Campagna 2020-21 con i prezzi in flessione del 3% (indice ISMEA rispetto alla campagna precedente), la prospettiva di una minor produzione per la vendemmia in corso, assieme alla ritrovata dinamicità della domanda, genera ottimismo anche sull’andamento futuro dei listini.

I punti cruciali dell’annata in corso si ritrovano innanzitutto nelle gelate della settimana subito dopo Pasqua del 7, 8 e 15 aprile, con minime scese anche oltre -4 °C, si legge nel report sull’andamento climatico vegetativo 2021 con danni che sono apparsi inizialmente molto importanti, poi alcuni vigneti, dove lo stato vegetativo era ancora all’inizio, hanno ripreso in modo abbastanza regolare, ma a livello produttivo ci sono differenze da zona a zona e anche da vigneto a vigneto. In molte aree colpite, infatti, i danni sono stati importanti e non hanno permesso una nuova germogliazione, mentre in altre le perdite sono state parzialmente riassorbite. Notizie di danni sono giunte da regioni del Nord Italia, Toscana, Sardegna, Umbria e regioni del versante Adriatico fino al foggiano. Qualche ulteriore problema è legato all’altalenante andamento climatico di giugno e luglio, quando si sono verificati importanti fenomeni temporaleschi, accompagnati da grandinate eccezionali, in particolare nel Nord Est.

Allo stesso tempo si rilevano scarse risorse idriche e picchi eccezionali di temperature nel centro Italia, soprattutto nell’area toscana, e nel sud, soprattutto nel Salento. Anche le indicazioni relative ad un eventuale anticipo o ritardo sulla maturazione delle uve rispetto a un calendario considerato “normale”, sono risultate eterogenee.

E’ la qualità a caratterizzare la vendemmia della ripartenza che si presenta ottima ma con un calo produttivo del 9% rispetto allo scorso anno, con 44,5 milioni di ettolitri. Solo Sicilia, Calabria e Campania presentano una variazione positiva, mentre il Veneto, nonostante la flessione del 7%, si conferma la principale regione produttrice. Colpa del clima che tra gelate e siccità non ha risparmiato i vigneti italiani, ma niente in confronto a quelli francesi dove il crollo previsto è del 29% con 33,3 milioni di ettolitri. Una situazione che porta l’Italia a mantenere la leadership produttiva davanti alla Spagna e ai suoi 40 milioni di ettolitri (-16%).

Si apre così la sfida dei prezzi: dopo la flessione del 3% della campagna scorsa, infatti, la prospettiva di una minor produzione, con una ritrovata dinamicità della domanda, genera ottimismo.

E’ quanto emerge dal report di Unione Italiana vini, con Assoenologi e Ismea in base ai primi rilievi su un 25% di uve già in cantina. Resta comunque alta l’attenzione al meteo delle prossime settimane, quando si concentrerà il grosso della vendemmia con il pieno della raccolta posticipato all’ultima decade di settembre.

A far ben sperare, secondo il report, sono i segnali sia sul fronte estero con una domanda in aumento dell’11% nei primi 5 mesi dell’anno pari a 2,7 miliardi di euro, che su quello interno trainato dalla riapertura dell’Horeca, la ripresa del turismo e il progressivo calo delle giacenze in cantina. Tanto che secondo la Coldiretti il fatturato complessivo di fine anno supererà gli 11 miliardi. Un settore attentamente monitorato dal Mipaaf, con il sottosegretario alle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio che subito dopo Vinitaly e Milano Wine Week in calendario a ottobre ha annunciato la convocazione di nuova riunione del Tavolo ministeriale sul vino, per individuare le linee strategiche d’azione sui mercati e in particolare sul tema della promozione internazionale da mettere in pratica il prossimo anno. Dai primi riscontri analitici, il rapporto, segnala delle gradazioni medio alte, con qualche criticità sul rapporto zuccheri/acidità.

«La qualità dipende anzitutto dall’andamento climatico - ha detto il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella - ma molto anche dal modo di condurre la vigna attraverso la scienza e la conoscenza: laddove viene applicata con la massima meticolosità avremo una vendemmia molto buona, in alcuni casi ottima ed eccellente». Senza voler sottostimare le difficoltà finanziarie affrontate da tante aziende, Fabio Del Bravo, responsabile Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale Ismea ha evidenziato come «la crisi abbia fornito alle cantine uno stimolo straordinario all’innovazione digitale e alla diversificazione dei canali commerciali».

A definirla «la vendemmia del rilancio» è Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini , secondo il quale sui mercati internazionali è necessario proseguire con spirito di squadra e logica di sistema nella promozione del «sistema Italia».

E nel calice cosa troveremo? Dai primi risultati, vengono segnalate gradazioni medio alte, qualche criticità sul rapporto zuccheri e acidità.

In generale il nostro Paese mantiene la leadership produttiva davanti alla Spagna con 40 milioni di ettolitri (-16%).

Tra le regioni in testa anche la Puglia con 8,5 milioni di ettolitri che riesce a perdere soltanto il 5%, l’Emilia Romagna con 6,7 milioni e la Sicilia con 3,9 milioni di ettolitri. In queste quattro regioni si concentra oltre il 60% della produzione di vino made in Italy, pari a circa 26 milioni di ettolitri. Le altre regioni segnano un calo produttivo: la Toscana perde il 25% del raccolto, l’Umbria -18%, le Marche -13%, il Lazio -10%.

Al Nord la Lombardia registra il calo più importante con un -20%, poi l’Emilia Romagna -15%; il resto delle regioni ha riduzioni comprese tra il -10% e il -7%. Al Sud l’Abruzzo perde il 18%, il Molise -15%, la Sardegna -15%, e la Basilicata -10%.

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