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Un prezioso torchio da uve fra le antichità di San’Alfonso

di Nino D’Antonio

Cilento a parte, i Monti Lattari – che s’innalzano da Castellammare fino a Tramonti, per poi precipitare sul mare di Amalfi – sono fra le aree che più hanno sofferto la mancanza di strade. Quella realizzata dai Borbone arriverà solo ai primi dell’Ottocento, costringendo per secoli la gente di campagna a servirsi del mare per raggiungere Napoli e i suoi mercati. La penuria secolare di strade ha in cambio favorito la soprav- vivenza di usi e costumi di vita (da alcune forme di artigianato alla sapienza nella preparazione di piatti tipici), che altrove si sonodispersi. Così a Furore capitad’imbattersi in remoti strumentidi lavoro, opera di bravi maestrinell’utilizzo del ferro e del legno. La premessa serve a riconoscere il lungo impegno, ma direila testarda passione che LuigiCuomo ha dedicato al restaurodi un antico torchio per la pigiatura dell’uva, uno strumentoriconducibile alla prima metà del Settecento. Se si tiene conto delle condizioni di partenza, c’è da gridareal miracolo.

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