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I 90 anni di Marco Felluga: la storia del Collio

di Nino D’Antonio

Novantanni sono tanti. Ma possono risultare pochi, se si tiene conto di come sono stati vissuti. E’ il caso di Marco Felluga, del quale si celebra il compleanno. Di qui un viaggio a ritroso, che ha il sapore di un’avventura vissuta nel segno di un rigore e di una concretezza, che non ha riscontri. Gli esordi vanno ricercati quando Marco lascia la natia Grado per trasferirsi, ragazzo, con i suoi a Gradisca d’Isonzo. Il Collio è allora solo un territorio disordinato. Milleseicento ettari di vigneti (più antichi della presenza di Roma), fra colline e borghi di ristretta economia. Intanto, Marco va su e giù da Gorizia negli anni di liceo. Poi gli studi di Enologia a Conegliano. Un approdo naturale, perché il vino è patrimonio di famiglia, a cominciare da quelle botti di Refosco e di Malvasia, che negli anni Venti i suoi genitori trasportavano da Isola d’Istria a Grado. Settantanni fa, il vino per il Collio non era una risorsa. Andava via sfuso e anonimo, a poco prezzo, senza troppe pretese. Nessun legame o riferimento al territorio, al di là di un generico “Vino del Friuli”. Poi arriverà la stagione dei “Colli Goriziani”, ma si continuerà a far vino sull’onda della tradizione e della memoria. Così, nel giovane Marco, orgo- glioso e ricco di ambizioni, prende via via corpo un’utopia: fare del Collio un’enclave di vini pregiati. Un territorio tenuto insieme da una rigorosa selezione dei vitigni, tale da dar vita a un’unica bandiera.

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