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Le vigne dell'Orvieto, tremila anni di storia

di Nino d'Antonio

“Al di là della storia – che pure è tanta – l’Orvieto ha goduto sempre di una straordinaria popolarità. E’ un vino che piaceva, anche a chi poteva permettersi qualche bottiglia più costosa. Per cui ne ha fatta di strada. Spesso a danno della sua stessa immagine, per quella produzione troppo generosa e poco curata. Ma parliamo di oltre quarantanni fa, perché da allora l’Orvieto è un’altra cosa….”.

Vincenzo Cecci ripercorre a grandi linee il lungo riscatto del vino umbro. E lo fa con una partecipazione sentita – e direi commossa – quando mescola alle vicende del Consorzio di Tutela, che presiede, quelle della sua famiglia, da sempre nel mondo del vino. Si aggiunga che Cecci è anche alla guida della Cantina Sociale Monrubio, che ha avuto tra i suoi fondatori suo padre, Adelmo. Così il vino si fa protagonista del territorio, della città, degli uomini che hanno lavorato e creduto nei suoi futuri destini.

Orvieto è quella miniera di arte che dà il proprio nome – con quanto esso evoca – al vino. Per cui, fatalmente, ogni forma di comunicazione finisce per muovere da questo legame. Una sorta di ancestrale dipendenza che, trascurata per anni, è esplosa a tutto campo, grazie all’impegno e alle scelte del Consorzio.

E qui, a partire dal ‘78, l’Orvieto ha subito i sicuri effetti di una politica che, partendo dal controllo della produzione, si è via via estesa ai criteri di vinificazione. Il che vuol dire, da un lato, una progressiva riduzione del vino sfuso, e dall’altro una costante cura della qualità.

“Parliamo di un lungo processo che ha richiesto molto convincimento e tanta fede, visto che non ha mancato di avere – specie nei primi anni – pesanti conseguenze sulla modesta economia dei nostri viticoltori. Perché non va dimenticato che l’Umbria ha sempre avuto una serie di piccole aziende, dove anche la più ristretta flessione negli utili finiva per pesare sulla gestione di una famiglia…”. Il revival, in chiave sociale dell’Orvieto, mi riporta d’incanto ai...

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