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Lode al Peperoncino

di Raffaele Ferraioli

Ormai non si fa più fatica ad ammettere che i cibi “hot” fanno bene a tutti e apportano benefici a tutto il corpo, dal cervello al cuore, e quel che più intriga, stimolano il desiderio e migliorano le prestazioni sessuali.

Fra le pietanze che “infiammano” spicca il peperoncino, da qualcuno definito “droga rossa”. Prodotto dalla pianta di Capiscum annuum, dalla famiglia delle Solanacee, le sue virtù afrodisiache sono state per lungo tempo messe in discussione ma trovano sempre più credito presso i nutrizionisti.

Cresce il popolo del credenti nel “Diavulillo” quale stimolatore della potenza sessuale nei maschi e della libidine nelle femmine.

Già gli Aztechi lo usavano massicciamente e il loro re, Mon-tezuma, soleva passare il tempo con le sue concubine mangiando cibi piccanti.

Poi Cristoforo Colombo, tornando dal suo secondo viaggio nel nuovo mondo, lo portò in dono agli Europei che cominciarono a usarlo per aggiungere gusto a molti piatti e si accorsero che il fuoco sul palato produceva lo spegnimento delle infiammazioni in tutto il corpo.

Qualcuno continuava ad affermare che è solo un fatto psicologico.

Eppure l’aggettivo “piccante” dovrebbe essere sufficiente a qualificare già da solo il sostantivo che accompagna, essendo sinonimo di eros, trasgressione. Il principe dei futuristi Filippo Tommaso Marinetti ideò un piatto composto da peperoncini verdi interi, ripieni, che si rivelò presto un azzardo per la bocca e un balsamo per il cuore.

Non sono poche le riviste scientifiche che lo esaltano come elisir di lunga vita, particolarmente indicato nella cura dell’ipertensione e nella prevenzione dall’ictus e dall’infarto. Una vera e propria spezia, capace fra l’altro di attenuare la voglia di cibo e di indurre a moderare l’uso del sale a tavola.

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