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Martino Zanetti: sinfonie cromatiche

di M. M.

Le memorie infantili di Martino Zanetti sono dunque fatte di pittura nella pittura: nel parco della villa di famiglia a Venezia, giovani pittori con i loro cavalletti intenti a fotografare sulle tele le loro impressioni.

“La serenità che provo nell’eseguire queste mie espressioni artistiche la riscontro nello spettatore non acculturato, capace di cogliere la gioia del momento creativo.

La semplicità e il sorriso di un bambino valgono più di mille intellettualismi”.

La passione pittorica di Martino Zanetti trova terreno fertile grazie alla zia e nota pittrice, Gina Roma, artista di caratura internazionale e amica di molti artisti veneziani che lui annovera tra i suoi maestri. Studiando i classici e riproducendoli in copia, Zanetti matura e affina la sua fisionomia pittorica che, negli anni ’60 e ’70, lo conduce a esporre le sue opere in varie mostre collettive e personali in diverse città (Milano, Padova, Venezia…), affermandosi quale miglior giovane esponente italiano del neoespressionismo astratto.

Nel 1977 Martino Zanetti cessa intenzionalmente l’attività espositiva, dovendo necessariamente dedicarsi alla sempre più importante attività imprenditoriale, ma non trascura l’attenzione per le sue passioni culturali e artistiche, dedicando loro i momenti marginali della giornata. Oggi, a distanza di quarant’anni, Martino Zanetti riprende a tempo pieno l’amata (ma mai del tutto abbandonata) attività artistica, passando le consegne della responsabilità imprenditoriale al figlio Fabrizio, chiamato alla guida dell’azienda di famiglia.

Guardando le opere di Martino Zanetti emerge la sua dirompente energia: colate di colore ricoprono le sue tele, create con i sacchi di juta con i quali viene trasportato il caffè, chicco prezioso che da sempre ha segnato la sua carriera nell’ambito imprenditoriale.

Entrare nel suo atelier significa venire piacevolmente catturati da un mondo di colori, una sinfonia cromatica diretta da Martino che impeccabilmente vestito,...

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