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Le buone stagioni del Custoza

di P.P.

Nell’affrontare la necessità di scrivere sul vino Custoza Doc, mi torna alla mente quanto ebbe a sottolineare l’amico Cesare Marchi, nel corso di un convegno svoltosi a Vinitaly (seconda metà degli anni ’80) dedicato a questa “gemma” enoica scaligera poco nota a molta parte dei consumatori, con la seguente, fulminante, battuta: “finalmente una vittoria”. Una sottolineatura con cui Marchi intendeva evidenziare come le originali caratteristiche organolettiche con cui questo vino si propone all’attenzione del consumatore riuscissero a compensare le due sconfitte (1848 e 1866) risorgimentali vissute nello scenario di Custoza dall’esercito piemontese (prima) e italiano (poi).

Già perché il Custoza Doc (come da modifica del disciplinare del 2005) vive su connotazioni pedoclimatiche decisamente originali che caratterizzano i 1300 ha di superficie dedicata che abbraccia 8 comuni (Bussolengo, Sommacampagna-Custoza, Castelnuovo del Garda, Lazise, Pastrengo, Peschiera del Garda, Sona, Valeggio s/Mincio, Villafranca V.se), ovvero su terreni morenici, fluvioglaciali, ghiaiosi e argillosi con dislivelli generalmente compresi fra i 50 e i 100 metri.

Tale scenario territoriale, dal clima pressoché costante (con estati calde non afose e inverni relativamente freddi, temperati dalla vicinanza al lago di Garda, e precipitazioni distribuite in maniera abbastanza omogenea nel corso dell’anno, tranne i periodi anomali come il 2017), ospita un composito vigneto in cui si susseguono vitigni autoctoni, come la Garganega, il Trebbianello (biotipo locale del Tocai friulano) e la Bianca Fernanda (clone locale del Cortese), unitamente ad altri quali: Trebbiano, Malvasia, Riesling italico, Pinot Bianco, Chardonnay e Manzoni.

Un patrimonio viticolo che si traduce, a seconda delle declinazioni che ciascun produttore adotta, in un vino delicatamente fruttato, floreale, leggermente aromatico con accenni, variabili, speziati e note di frutta matura.

Caratteristiche, come accennato,...

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