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Appassionato impegno della Maso Poli

di Nino d'Antonio

Merita più ammirazione e rispetto il Maso Poli o la personalità di Luigi Togn? Le due storie sono talmente intrecciate da diventare un tutt’uno. Eppure, benché presente fin dalla metà dei Seicento, il Maso senza Luigi (o viceversa?) non è concepibile.

Così, muoviamo dal 1979, quando Togn acquista l’antica struttura. L’uomo ha alle spalle due sicure esperienze, quella della gestione di una cantina per vini sfusi, e quella che lo porta a fondare nel ’71 un’azienda che acquista uve, vinifica e imbottiglia con l’etichetta Gaierhof, visto che siamo ai confini con l’Austria.

Tutto qui, si dirà? E invece scopro che Luigi vanta una serie di primati, che hanno finito per entrare a pieno titolo nel mondo del vino. Dall’uso della bottiglia da 75 centilitri al rifiuto della pastorizzazione (sostituita da un filtro a cartone sterile), fino alla convinta scelta di puntare tutto sui Bianchi del Trentino: Muller Thurgau, Pinot Grigio, Chardonnay, Nosiola. Ed è proprio il sicuro riscontro che avranno questi vini, anche oltre il tradizionale mercato, ad avviare l’acquisto del Maso. E qui i successi e il crescente sviluppo della Cantina si allunga per oltre quarantanni. Oggi, il Maso Poli può contare su dieci ettari di proprietà, più due in affitto, per una produzione di circa ottantamila bottiglie.

L’80% delle quali destinate agli States.

Luigi Togn è tuttora presente nella vita della Cantina, per la quale segue l’andamento del settore, attraverso la stampa tecnica e gli esiti dei vari convegni enologici. Un patrimonio d’informazioni, che trasmette puntualmente alle tre figliuole. Perché il Maso Poli è a conduzione tutta femminile: da Romina che cura amministrazione e finanze, a Valentina, che - in coppia col marito enologo – segue tutte le fasi della produzione; fino a Martina, che controlla il mercato. E qui Valentina non esita a chiedermi: “Ha notato che tutti e tre i nostri nomi fanno rima con cantina? E’ stata una scelta di papà, perché fossimo legate al vino...

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