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Evviva il cacao

di Raffaele Ferraioli

In principio era il “Caccào” parola derivante dallo spagnolo e, quindi, dall’azteco. Poi si chiamò “Cacao” la pianta appartenente alla specie “Sterculacea” del genere Theobroma, dalla quale si ricava una polvere alimentare di colore bruno rossiccio che, sciolta in acqua o nel latte, dà una gustosa bevanda e viene usata come materia prima per fabbricare il cioccolato. La pianta, nelle sue diverse varietà, è coltivata in America tropicale e viene riprodotta per talea, per sene o per innesto. Comincia a fruttificare dopo quattro anni e raggiunge la sua piena maturità intorno agli otto.

I fiori, ermafroditi, piccoli e di colore biancastro, nascono direttamente sui rami e sul tronco. I frutti somigliano a una grossa bacca, pendula, di forma allungata, di colore variabile dal giallo al verde e al rosa. Le varietà più diffuse sono Criollo e Forastero: la prima più delicata, la seconda più robusta e resistente alle malattie. Questa pianta richiede terreni profondi, umidità elevata e piovosità abbondante. Una curiosità: i suoi semi venivano usati come moneta dagli Aztechi. il cui re, Montezuma (ancora una volta lui!) ne è stato il profeta, il precursore, l’antesignano consumatore ai fini afrodisiaci. Questa tesi risulta ormai supportata da ricerche condotte a livello scientifico che attribuiscono al cacao effetti erotici particolarmente intensi, anche se di breve durata, dovuti a sostanze quali Yohimbina, Haschisch e Cantaride, capaci di eccitare sessualmente i maschi come le femmine e di rafforzarne l’intensità del desiderio, agendo sulle mucose dell’uretra, ottimizzando le funzioni psicologiche, risvegliando la libidine e inducendo a pensieri voluttuosi.

Cacao e cioccolato, oltre ad essere antiossidanti e antidepressivi naturali ben noti, sono in grado di influenzare il nostro comportamento, inducendoci a superare tristezza e pessimismo e a godere del cosiddetto “effetto craving”l Si definisce così il desiderio impulsivo/compulsivo che ci spinge a godere...

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